Utilizzo non convenzionale della luce pulsata intensificata

di Domenico Piccolo – Specialista in Dermatologia e Venereologia

La luce pulsata intensificata (IPL) è lo strumento maggiormente utilizzato per il resurfacing non-ablativo. I dispositivi a IPL permettono variazioni nella fluenza, nella lunghezza dell’impulso, nel ritardo tra un impulso e l’altro a seconda della struttura target su cui si vuole agire. E’ possibile selezionare un appropriato range di lunghezza d’onda, attraverso l’utilizzo di filtri, così da agire sulle strutture target (i cromofori) in modo da colpire il bersaglio in maniera selettiva con minimo danno ai tessuti contigui.
Attualmente i dispositivi in commercio sono più sicuri, meno dolorosi e facilmente utilizzabili da mani esperte. L’ampio range di lunghezze d’onda utilizzate consente il trattamento di numerose patologie e/o inestetismi cutanei. Questi dispositivi rappresentano quindi dei potenti mezzi che, in mano ad un medico esperto, possono rappresentare un utile strumento per la guarigione e/o miglioramento di molte patologie dermatologiche.
L’attenzione posta al paziente nel pre-trattamento e nel post-trattamento a luce pulsata è paragonabile a quella delle procedure laser. Ovviamente la diagnosi clinica è necessaria prima di ogni trattamento. Devono essere fornite informazioni orali e scritte sulla natura del trattamento di luce pulsata, sulle possibilità di successo e sui trattamenti alternativi. Il consenso informato è ovviamente obbligatorio. Ogni trattamento prevede l’applicazione di un gel trasparente e prima di iniziare è importante proteggere gli occhi con degli occhiali specifici. Pur non essendo propriamente un laser, la luce pulsata ha però le stesse indicazioni dei principali laser dermatologici attualmente in uso e, poiché copre un ampio spettro di lunghezze d’onda, trova largo impiego in campi che vanno dal trattamento delle lesioni vascolari cutanee, ai disordini della pigmentazione, al fotoringiovanimento fino al trattamento di irsutismo ed ipertricosi.
Utilizzo non convenzionale. L’ampio range di lunghezze d’onda ci permette di utilizzare questi dispositivi per una vasta gamma di applicazioni cliniche consentendo un vasto utilizzo in capo dermatologico con pochi rischi di effetti collaterali.
L’acne rosacea o rosacea è una dermatite cronica della superficie convessa del volto, soprattutto delle guance e del naso, seguita da un coinvolgimento della fronte e del mento. La cute della regione perioculare è solitamente risparmiata. La rosacea interessa abitualmente donne di età compresa tra i 30 e i 50 anni con fototipo chiaro. Si manifesta con eritema persistente, teleangectasie, flushing, papule e pustole eritematose. E’ solitamente accompagnato da sensazione pungente o da bruciore e la cute si presenta desquamata, ruvida e facilmente irritabile. Nel tempo la colorazione violacea e le teleangectasie diventano persistenti. Molte modalità di trattamento sono state utilizzate per cercare di eliminare queste lesioni come la dermoabrasione, l’elettrocoagulazione e la laser terapia.

I laser utilizzati per il trattamento di lesioni microvascolari sono l’argon, il pulsed dye, Nd:Yag e il KTP. Frequentemente l’utilizzo di questi laser, senza una attenta valutazione del quadro clinico, è causa di ustioni, dolore e può lasciare esiti iperpigmentari e importanti cicatrici.
Uno strumento effettivo ed efficace nel trattamento della rosacea è rappresentato dalla IPL. Questa, contrariamente ai laser, è una luce incoerente, ad ampio spettro capace di produrre impulsi sincronizzati singoli o multipli e la capacità di variare la durata di questi impulsi la rende uno strumento versatile.
Essendo il trattamento relativamente doloroso, può essere effettuato in assenza di anestesia. La risposta immediata è solitamente un leggero eritema e una porpora. Nel post trattamento, ad ogni paziente, si prescrive una terapia lenitiva idratante, una detersione delicata e una fotoprotezione (SPF 50+) da applicare tutte le mattine in qualsiasi giorno dell’anno. Il melasma è una iperpigmentazione acquisita che colpisce, nel 90% dei casi, soggetti di sesso femminile. Ha origine sconosciuta ed interessa le aree fotoesposte del volto. Tale condizione è chiaramente correlata con l’esposizione ai raggi UV.

Anche variazioni ormonali in gravidanza, l’assunzione di contraccettivi orali o patologie ovariche, tiroidee, malattie epatiche e terapie fotosensibilizzanti possono causare l’insorgenza di questa patologia. La IPL si è dimostrata efficace nel trattamento di un’alta percentuale di ipermelanosi e melasma, con un basso rischio di complicazioni e un’eccellente soddisfazione medico-paziente. Il Port-wine stain (PWS) o emangioma piatto è una comune malformazione vascolare congenita presente nel 25% di neonati. Le lesioni sono solitamente unilaterali e localizzate sul viso e sul collo o possono essere diffuse e coinvolgere, nei casi più gravi, anche la metà del corpo. La localizzazione più comune è la distribuzione unilaterale del viso con interessamento della mucosa boccale.
Nella maggior parte dei casi la superficie è liscia, ma in alcune forme può essere presente una componente nodulare. Queste lesioni tendono a diventare più scure con l’età.
Quando si trattano le PWS con una sorgente luminosa esterna, specialmente le PWS con componente nodulare, il dilemma ricorrente è stato sempre riuscire a raggiungere i vasi localizzati alla superficie inferiore. Molti aspetti del trattamento a IPL, come la variabilità dell’impulso, della fluenza, e la possibilità suddividere l’impulso, permettono un riscaldamento aggiuntivo che porta alla coagulazione dei vasi di differente diametro e a differente profondità.

Il trattamento con IPL può essere considerato una valida opzione di trattamento. Tuttavia, i sistemi a IPL richiedono una grande esperienza e in letteratura sono ancora pochi gli studi a riguardo.

Paziente con importante rosacea dopo 1 e 2 sedute con IPL
Melasma dopo 4 trattamenti con IPL. Notevole riduzione delle aree ipermelanotiche
Cisti pilonidale. Risoluzione del quadro clinico dopo 3 trattamenti con IPL in paziente precedentemente trattato con chirurgia convenzionale
Miglioramento clinico della cicatrice cheloidea dopo 1-2 IPL e dopo 1 mese dall’ultimo trattamento

Conclusioni

L’efficacia della luce pulsata è ormai stata dimostrata da numerosi lavori scientifici, dall’utilizzo e dalla maggiore richiesta che viene fatta. Tuttavia, i risultati ottenuti mediante la IPL sono fortemente correlati con l’esperienza dell’operatore.
L’ampio spettro di lunghezza d’onda utilizzabile ed il numero di parametri elevati possono condizionare il risultato finale ed il rischio di effetti collaterali e/o avversi.
Per tali motivi anche patologie particolarmente difficili da trattare quali le cisti pilonidali ed i cheloidi possono avvalersi di tale tecnologia.