Le cicatrici

La riparazione degli eventi traumatici che interessano la cute non ha solamente una funzione di ricostituzione della continuità tissutale: infatti quando la cicatrizzazione avviene in modo disarmonico rispetto al distretto interessato si verifica anche uno scadimento sia dal punto di vista estetico che della qualità di vita del paziente.

La gestione degli esiti cicatriziali anomali quali, cicatrici ipertrofiche, cheloidi, cicatrici post-acneiche e cicatrici atrofiche, dispone di molte terapie (corticosteroidi intralesionali, interferone, retinoidi topici, chirurgia escissionale ecc.). Il trattamento mediante sistemi laser ablativi, frazionali e non ablativi o attivi sul tessuto vascolare (sangue) di cui spesso le cicatrici sono ricche, risulta comunque molto efficace nel rinnovare e rimodellare un tessuto che abbia perduto le sue caratteristiche di elasticità e texture.

E’ stato stimato che ogni anno nei paesi sviluppati oltre cento milioni di persone riportano cicatrici chirurgiche in seguito ad oltre cinquantacinque milioni di interventi chirurgici programmati ed a circa venticinque milioni di operazioni chirurgiche post-trauma. Esiste inoltre almeno un egual numero di cicatrici traumatiche tra cui vengono comprese le ustioni, mentre le cicatrici post-acneiche colpiscono circa il 10% dei soggetti con acne e considerando i numeri importanti di pazienti con questa patologia, il dato diviene molto rilevante.

Le cicatrici si possono dividere in due principali gruppi: quelle costituite dalla formazione di tessuto esuberante e quelle che derivano dalla perdita di tessuto. Queste ultime sono di gran lunga le più frequenti (80-90% dei casi) e possono assumere diverse forme (rolling, icepick e boxcar).

I cheloidi, che rientrano nel primo gruppo, sono caratterizzati da un deposito eccessivo di tessuto fibroso che eccede i limiti del danno iniziale; queste cicatrici non vanno incontro a una regressione spontanea ma al contrario possono accrescersi, si sviluppano più frequentemente in alcuni distretti corporei come la zona sternale e quella auricolare e riconoscono l’influenza di fattori genetici. Le cicatrici ipertrofiche, a differenza dei cheloidi, non eccedono mai i limiti del danno iniziale e occasionalmente possono andare incontro a una regressione..

Negli ultimi anni sono stati fatti significativi progressi nel trattamento delle cicatrici al fine di ridurre il dolore, il prurito e le tensioni del tessuto cicatriziale che provocano spesso una limitazione del movimento o per migliorare il loro aspetto estetico. La visibilità di una cicatrice dipende dai seguenti fattori: larghezza, consistenza, colore e spessore. Alcune di queste caratteristiche possono essere controllate già durante il processo di cicatrizzazione della ferita e possono essere modificate con interventi precoci. L’orientamento di oggi valuta quindi anche la possibilità della prevenzione della cicatrice anomala oltre ad ottenere il miglioramento di cicatrici che si sono già consolidate.

Prof. Giovanni Cannarozzo
Docente di laserterapia
Università di Roma Tor Vergata

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