La rimozione del tatuaggio

La tecnica del tatuaggio è stata utilizzata in molte culture, sia primitive che contemporanee, ed il desiderio di imprimere segni sul proprio corpo ha accompagnato l’uomo fino dalle proprie origini.

Il termine samoano “tatau”, nel senso di “segnare”, è stato utilizzato alla fine del ‘700 per indicare per la prima volta il tatuaggio intenzionale.

Indagini eseguite negli Stati Uniti hanno dimostrato che circa il 5-6% della popolazione generale aveva tatuaggi. L’età media di esecuzione di un tatuaggio professionale è di 18 anni, mentre quella di un tatuaggio amatoriale è di 14 anni. Tuttavia, se l’esecuzione del tatuaggio come ricerca della propria identità può avere senso nell’età adolescenziale, questa scelta può diventare irrilevante o imbarazzante all’età di 40 anni ed il 50% o più dei soggetti rimpiange l’esecuzione del proprio tatuaggio.

Le motivazioni per la rimozione del tatuaggio possono comprendere non solo il senso di colpa ed il desiderio di una identità più matura, ma potrebbero essere guidate da altrettante pressioni sociali esterne.

Sia nei tatuaggi amatoriali che professionali, la profondità e la densità dei pigmenti può essere diversa. È osservazione frequente che un tatuaggio diventa più opaco, più bluastro, meno nitido e sbiadito con il tempo, presumibilmente a seguito dello spostamento delle particelle d’inchiostro più in profondità nel derma.

La costante ricerca nell’ambito della tecnologia laser ha stimolato lo sviluppo di sistemi Q-switched che operano nel regime dei nanosecondi (5-60 ns) e picosecondi (400-900 ps) (un picosecondo è un millesimo di nanosecondo), con durate di impulso inferiori al tempo di rilassamento delle particelle di inchiostro, e che permettono quindi la rimozione dei tatuaggi riducendo al minimo il rischio di esiti cicatriziali. A causa della grande varietà dei tatuaggi, il numero di trattamenti laser necessari per rimuovere un tatuaggio non può essere stimato con precisione.

La scala di Kirby-Desai offre attualmente la possibilità di definire meglio la prognosi sulla possibilità e sui tempi necessari per eliminare un tatuaggio. Questa scala prende in considerazione sei diversi fattori: il colore della pelle del paziente, la sede anatomica del tatuaggio, la quantità di inchiostro presente, se il tatuaggio era stato stratificato, ritoccato o coperto, la presenza di cicatrici da iniziale posizionamento dell’inchiostro ed il numero di colori presenti nel tatuaggio. Molto importante è comunque la collaborazione dei pazienti che dovranno essere correttamente informati sulle procedure, sui tempi di attesa fra le sessioni di trattamento e sulla qualità del risultato finale.

Prof.Giovanni Cannarozzo
Docente di laserterapia
Università di Roma Tor Vergata

 

Lascia un commento